Lei e il suo gatto (Kanojo to Kanojo no neko)

Autore: Makoto Shinkai

Cosa è stato usato per realizzarlo: Incredibilmente solo un Mac

Esistono varie traduzioni, alcune piuttosto imprecise, questa l’ho ricopiata dalla versone in Hd che a detta di molti è la più fedele.

“Era l’inizio della primavera e quel giorno pioveva. Per questo sia i capelli di lei che il mio corpo erano appesantiti dall’umido odore della pioggia. La terra continuò a girare tranquilla attorno al suo asse e lei ed io eravamo inzuppati di pioggia, il calore si disperdeva lento dai nostri corpi. “Non sono a casa in questo momento vi prego di lasciare un messaggio”, quel giorno lei mi accolse così diventai il suo gatto.

Lei era gentile con una madre e bella come un’amante perciò m’innamorai subito di lei. Lei viveva sola e tutte le mattine usciva per andare al lavoro. Non so che lavoro facesse neppure mi interessava sapere. Io so solo che era bellissima quando usciva di casa al mattino. I suoi lunghi capelli raccolti in ordine, il suo tocco leggero e il profumo. Mi accarezzava la testa mentre diceva “devo andare”, quindi si raddrizzava in piedi, calzava le scarpe e apriva la pesante porta di ferro. Per un po’ rimaneva quel profumo come d’erba dopo la pioggia. Arrivò l’estate e anch’io mi trovai la mia lei: una gattina di nome minimi. Era piccola, graziosa e ci stavo bene assieme, ma io continuo ad amare il fascino adulto della mia donna.

Così la mia prima estate passò e un po’ alla volta cominciò a soffiare una brezza fresca. In uno di quei giorni lei dopo una telefonata lunga lunga scoppiò in lacrime. Non ne conosco il motivo ma lei pianse a lungo al mio fianco, non credo che sia colpa sua, io passo le giornate a guardare solo lei e so che è la persona più gentile e più bella e più corretta del mondo.

Il mondo continua a girare nel vuoto oscuro portandoci nella sua orbita senza meta. La stagione è cambiata, adesso è inverno, vedo il paesaggio coperto di neve per la prima volta, mi sembra di averlo già visto in qualche lontana memoria. L’inverno schiarisce tardi, quando lei esce di casa fuori fa ancora buio, quando indossa quel cappotto pesante sembra proprio un grosso gattone. L’odore della neve su di lei, le sue dita fragili e fredde, nuvole scure che attraversano il cielo lontano. Il suo cuore, il mio stato d’animo, la nostra stanza, la neve rende tutti i suoni ovattati però le mie orecchie colgono distintamente il rumore di lei e del treno. Io e forse anche lei amiamo questo mondo.”

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