Reverse engineering del cervello umano

cervello-brain

Più o meno tutti da ragazzini ci siamo divertiti a smontare gli oggetti, mossi dalla curiosità e armati di un semplice cacciavite passavamo le ore a guardare dentro le cose cercando di comprenderne il funzionamento. Questa abilità si chiama reverse engineering, richiede comprensione logica e conoscenze matematiche, non esistono altre forme di vita oltre agli esseri umani in grado di usarla. La crescita esponenziale delle conoscenze scientifiche ci ha permesso con il passare del tempo di smontare costruzioni sempre più complesse, oggi sappiamo addirittura cosa c’è all’interno di un atomo, quali sono le leggi che lo governano.

Grazie alla "spinta" del progresso in campo medico e militare da alcuni decenni siamo in grado di sbirciare all’interno di una della macchine più complesse concepite dall’evoluzione, il cervello. Il cervello è il centro di calcolo a disposizione delle forme di vita più evolute, alimentato da impulsi elettrici si occupa dell’eleborazione delle informazioni in arrivo dall’ambiente esterno. La sua struttura non è particolarmente complessa, nelle scimmie è diviso in due emisferi, ciascun emisfero contiene N aree ognuna con il proprio compito specifico, la perdita di un area non pregiudica il funzionamento del sistema, il nucleo centrale è costituito da neuroni specchio. Questo gioiello di ingegneria riesce a produrre l’elettricità necessaria al suo funzionamento combinando semplicemente ossigeno e zuccheri, disperde pochissimo calore ma ha bisogno di una temperatura perfettamente costante per funzionare.

La comunità scientifica concorda su una cosa: comprendere il funzionamento del cervello è tra le cose più pericolose che faremo. L’ipotesi più accreditata arriva a profetizzare addirittura la progressiva scomparsa dell’homo sapiens, il raggiungimento della singolarità tecnologica entro il 2050.

Per il momento i settori di sviluppo più avanzati sono quelli della visione bionica e del controllo protesi, occhi cibernetici sono già oggi in grado di dialogare con il cervello e restituire la vista a chi l’ha persa, arti artificiali controllati direttamente dal sistema nervoso del paziente possono restituire una vita normale a chi ha subito amputazioni.

La paura degli scienziati riguarda più che altro il potenziamento dell’area dei neuroni specchio (il processore centrale), un aumento della potenza di calcolo, l’arrivo di memorie cibernetiche esterne, tutti passi che porterebbero alla nascita di una nuova specie. Comunque vada sarà una nostra scelta non un estinzione (la stessa cosa che hanno pensato le scimmie qualche migliaio di anni fa?!), in ogni caso il primo a meritarsi i complimenti dovrebbe essere il buon Nietzsche, potrebbe aver capito il meccanismo con parecchio anticipo.

"L’uomo è una fune sospesa tra l’animale e il super-uomo, una fune sopra l’ abisso"

Kurzweil: l’uomo macchina nascerà nel 2029

Occhio Cibernetico (Articolo PDF)

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